Cashback: più un addio che un arrivederci.

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Ha più un’aria di addio piuttosto che di un semplice arrivederci la sospensione da parte del governo Draghi del  cashback. Nel nuovo decreto sostegni appare, infatti fin troppo evidente l’orientamento dell’esecutivo in carica poco incline a dare fiducia a quello che non più tardi dello scorso dicembre fu presentato  come il fiore all’occhiello degli strumenti innovativi finalizzati alla lotta dell’evasione fiscale.

Nell’ottica della  profonda discontinuità che caratterizza il governo Draghi rispetto al precedente Conte-bis s’inserisce dunque  questa ennesima bocciatura, almeno momentanea,  in quanto si parla solo di  sospensione, di un un altro tassello  posto in essere dal governo precedente.

Vale a dire quel meccanismo d’incentivazione, che entrato in vigore lo scorso dicembre ha coinvolto ben 8,9 milioni di italiani e 784 milioni di transazioni, basandosi  sulla regola: meno contanti uguale a meno evasione. Il meccanismo  avrebbe dovuto, almeno nell’intenzioni  di chi lo aveva pensato,  rappresentare non solo un mezzo di contrasto all’evasione ma anche uno strumento in grado di sostenersi autonomamente dal punto di vista finanziario.  In altri termini almeno nell’idea di base, il cashback avrebbe dovuto creare una sorta di circolo virtuoso  dove solo una parte di quanto recuperato  dal sommerso sarebbe servita per erogare i premi previsti dall’adesione del programma, mentre il surplus del realizzato sarebbe finito nelle casse statali. Una bella idea, se avesse funzionato.

 

Qualcosa non ha funzionato.

Se oggi si parla di sospensione della misura e di dirottamento delle risorse finanziarie verso altri lidi  è evidente che quel circolo virtuoso è stato ben lontano dall’essere raggiunto. La considerazione di fondo che motiva l’attuale decisione di sospendere il cashback almeno fino, forse,  a un probabile ripensamento delle  sue modalità operative è che le risorse necessarie a premiare gli aventi diritto (5,8 milioni di italiani solo per il primo semestre 2021) rappresentano  un’ investimento  discutibile se commisurato al ritorno potenzialmente realizzabile dallo Stato sotto il profilo delle somme sottratte all’economia sommersa e all’evasione fiscale. Quindi almeno alla stregua delle   previsioni il cashback si è  rileva essere una misura troppo  onerosa (4,7 milioni previsti per il biennio 2021-2022) e allo stesso tempo poco produttiva in termini di ritorno economico realisticamente realizzabile.

 

Perché non ha funzionato

Dando per buona la regola seconda la quale, maggiore è l’uso del contante e maggiore è l’evasione fiscale , peraltro tutt’altro che pacificamente accettata dalla maggior parte degli addetti ai lavori, il cashback a ragionare secondo quella logica poteva avere una evidente ragione di esistere nella tendenza degli italiani, più di origini altro popolo europeo, a preferire  la moneta fisica a quella elettronica. Tuttavia, sebbene non si possa ancora stabilire con certezza se questa misura sia stata o meno efficace e in quale misura appare evidente che gran parte delle sue potenzialità siano state limitate o addirittura neutralizzate da alcune criticità che hanno finito per minarne la sorte

Prima tra esse rappresentata dal campo dei applicazione della misura che finendo per abbracciare una serie di operazioni soprattutto  di modeste entità  dove il rischio di evasione è prossimo allo zero assoluto ha finito solo per produrre solo una dispersione inutile id risorse.  Quando si è elargito lo sconto del 10% a fronte ad esempio di piccole spese al supermercato o al distributore di benzina si è finito solo per elargire senza senso denaro in considerazione del fatto che si tratta di operazioni a zero rischio di evasione fiscale. Tutto ciò ha sicuramente inasprito l’onerosità della misura portando a una spesa di 2 milioni di euro complessive che rappresentano il 25% di tutta la somma che la guardia di finanza è stata in grado di recuperare, in ogni modo, dall’evasione fiscale nel 2020.

Seconda criticità è quella relativa alle condizioni di adesione al programma  poco compatibili con la scarsa  familiarità degli anziani  con procedure non particolarmente agevoli . Il risultato di queste difficoltà è stato quello di coinvolgere nell’operatività del cashback, in misura minore, proprio le persone che fanno maggiore uso del contante nei loro acquisti, dando vita a quelle  operazioni dove si ritiene più elevato il rischio di evasione. Anche in questo caso si è finito per elargire  uno sconto inutile ai più giovani che già di per sé  erano più che abituati all’uso delle carte di pagamento e che quindi non rappresentavano il target più logico del cashback.

 

 

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