Caos a scuola per green pass e test salivari

Intoppi per il controllo dei passaporti vaccinali da parte di dirigenti e collaboratori scolastici. Dubbi su supplenze e test salivari quindicinali a campione su alunni di primarie e secondarie di primo grado.

Ci siamo. Da oggi esordisce l’obbligo del green pass per il personale scolastico. Ma chi controlla? Qual è l’iter per chi ne è sprovvisto? Il primo settembre in molte scuole sono previsti collegi docenti e i presidi dovrebbero controllare uno ad uno i maestri e i professori attraverso l’AppVerificaC19”, scovando i non vaccinati (138mila secondo il dato fornito dal Commissario per l’emergenza Figliuolo). Si tratta di un’operazione che crea problemi sul fronte dei collaboratori scolastici, ai quali i capi d’istituto hanno delegato il controllo: quest’ultimi devono essere formati e non tutti sono disposti ad accollarsi l’ulteriore mansione. I presidi, tra l’altro, hanno dovuto sottrarre alla didattica tablet o smartphone di ultima generazione per darli ai bidelli, in modo da leggere il QRcode dei green pass cartacei. Questa situazione si è creata perché non è ancora pronta la piattaforma che permette di controllare automaticamente i green pass, rispettando la privacy di ciascuno. Il ministero ha assicurato che sarà attiva entro il 13, prima del suono della campanella. Verosimilmente molti dirigenti scolastici sceglieranno la scorciatoia dei collegi docenti online, aggirando tra l’altro il problema dei tempi: per ogni green pass da controllare si perdono circa trenta secondi e occorrerebbe chiedere alle persone di presentarsi a scuola anche un’ora prima per poter consentire questa operazione.

In vista dell’inizio delle lezioni, invece, le perplessità sono relative ai test salivari da ripetere ogni quindici giorni su un campione di classi sentinella per tenere traccia del contagio fra gli alunni delle primarie e delle secondarie di primo grado. I dirigenti scolastici prevedono enorme caos. La campagna di screening nazionale prevede un campione di più di 100mila bambini e ragazzi, attraverso i cosiddetti “lecca lecca” che inizialmente saranno eseguiti a scuola da personale sanitario e della Difesa e successivamente dai genitori. Il tutto dovrebbe essere attivato gradualmente dall’avvio dell’attività didattica, fino a renderlo pienamente operativo in autunno-inverno, quando i virus respiratori raggiungono la massima diffusione. Nei primi due mesi i campioni saranno raccolti a scuola dalle Asl e dall’Esercito poi toccherà alle famiglie che dovranno essere formate. Nel frattempo alcune Regioni non hanno atteso le indicazioni del Governo e ciascuna si è organizzata autonomamente per attivare da subito i test salivari. In Campania si pensa ai salivari per primaria e medie su alcuni istituti in ogni provincia.

La questione green pass è destinata a creare un altro problema legato all’assenza del personale non vaccinato. Quando un preside scoprirà che il docente è senza passaporto vaccinale dovrà chiamare un supplente che non saprà esattamente per quanti giorni lavorerà, perché il maestro o il professore non vaccinato potrebbe fare un tampone il pomeriggio e presentarsi a scuola l’indomani. Con le difficoltà del caso di rintracciare un supplente che arrivi a scuola immediatamente. All’infanzia e alla primaria, poi, la regola è che il capo d’istituto può chiamare il supplente dal quinto giorno d’assenza. In passato, in questi casi, si ricorreva a pagare extra i docenti della scuola che facevano ore in più oppure si divideva la classe mandandola in altre sezioni, ma ora non è più possibile. Grandi perplessità, insomma, anche per la questione supplenze.

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