Boom prezzi energia, bollette alle stelle

Aumento dell’elettricità del 9,9% e del 15,3% per il metano nel terzo trimestre 2021. Il decreto salvabollette ha contenuto gli effetti dell’aumento dei prezzi delle materie prime conseguente alla pandemia.

L’Italia (insieme a Spagna e Portogallo) ha le tariffe della luce più care d’Europa. I prezzi dell’energia stanno, infatti, crescendo in tutto il mondo per l’aumento dei prezzi delle materie prime. I costi per i consumatori nell’Eurozona sono aumentati del 2,2% a luglio, il tasso più alto da ottobre 2018. E sul versante dell’energia, l’Italia rischia di essere tra i paesi più penalizzati del continente. In effetti, dal 1° luglio, le bollette per luce e gas per le famiglie italiane sono rincarate moltissimo, ma meno del previsto. Il «decreto salvabollette» ha, infatti, permesso di contenere l’aumento di luce e gas al 9,9% per la tariffa dell’elettricità e del 15,3% per quella del metano nel terzo trimestre del 2021 per la famiglia tipo con contratti di tutela (cioè per una famiglia con consumi medi di energia elettrica di 2.700 chilowattora l’anno e un contatore con il contratto classico domestico da 3 chilowatt; per il gas i consumi sono di 1.400 metri cubi annui). La nuova tariffa, entrata in vigore dal 1° luglio, rimarrà valida fino alla fine di settembre e il 1° ottobre ci sarà l’aggiornamento successivo che, con ogni probabilità, confermerà l’andamento del rincaro. La stangata prevista è di 247 euro a famiglia all’anno. Come noto, la dipendenza dell’Italia dall’import di combustibili usati per generare energia, gioca un ruolo chiave nei prezzi pagati per l’elettricità. Per la produzione energetica, l’Italia si affida principalmente al gas naturale. Il principale fornitore dell’Italia è la Russia (nel 2018 sono stati 32 miliardi i metri cubi importati, mentre la produzione interna non ha raggiunto i 3,5 miliardi). Ma ora, oltre al boom dei prezzi delle materie prime conseguente alla pandemia, si aggiunge la scarsità del combustibile. La Russia, infatti, sta fornendo meno gas all’Europa, mentre l’Asia si sta accaparrando i carichi di gas naturale. E così, i prezzi di riferimento del gas in Europa toccano il record. Insomma, gli alti costi dell’energia in Italia sono destinati non solo a persistere, ma anche a peggiorare.

L’Europa ha già richiamato l’Italia perché tolga gli oneri accessori dalle bollette, cosa che dovrebbe accadere nell’ambito del PNRR. Il Governo, con il decreto lavoro e imprese, ha previsto di destinare 1,2 miliardi di euro alla riduzione degli oneri generali di sistema per il prossimo trimestre, utilizzando una parte del gettito ricavato dalle aste del mercato europeo dei permessi di emissione di CO2. Dopo l’estate il prezzo medio giornaliero dell’elettricità nel mercato all’ingrosso vede al primo posto la Spagna (col Portogallo), che ha stabilito un nuovo record lunedì a 154,16 euro per megawattora, il prezzo più alto nella storia e il 6,9% in più solo dal giorno prima. Oggi, 14 settembre, il prezzo è sceso a 153, 43 avvicinandosi a quello dell’Italia (152,58 euro). Subito sotto, la Svizzera con 150,06 euro per megawattora. Le ripercussioni di questi prezzi di mercato sulle bollette di famiglie e aziende spagnole rappresentano una delle principali emergenze per le quali l’opinione pubblica chiede risposte al Governo guidato dal premier Pedro Sanchez, che ha annunciato una riduzione dell’imposta sull’elettricità dal 5,1% allo 0,5%. Il piano iberico per limitare l’impatto degli aumenti dei prezzi nel mercato all’ingrosso dell’elettricità si basa su quattro pilastri: riforme strutturali per promuovere un’energia più pulita e meno costosa, misure per proteggere i consumatori più vulnerabili, una riduzione di alcune tasse e la riduzione dei profitti delle compagnie energetiche.

I Governi dell’Eurozona temono un contraccolpo quando l’aumento delle bollette porterà gli elettori (spinti anche da quei politici che approfitteranno dell’indignazione) a mostrare resistenza a pagare per la transizione energetica. L’Europa ha i piani di de-carbonizzazione più ambiziosi del mondo: nel luglio scorso la Commissione UE ha presentato il piano per tagliare le emissioni del 55% entro il 2030. Ma ora alcuni Paesi hanno iniziato ad opporsi ad alcuni punti dell’agenda. La Francia sta facendo pressioni per annacquare o ritardare gli interventi sul mercato del carbone, mentre Paesi Bassi e Ungheria esprimono preoccupazione per l’impatto sociale. Intanto, fuori dall’UE, gli elettori svizzeri hanno respinto quest’anno un’ambiziosa legge sul clima che avrebbe aumentato le tasse su benzina e voli aerei. La transizione ecologica va fatta quanto prima, senza indugi, pur comportando enormi sacrifici, che però non possono gravare sulle categorie vulnerabili.

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