BCE, termina la stagione del rigore

Christine Lagarde, titolare della Banca centrale europea, prosegue lungo il sentiero tracciato da Mario Draghi.

La Banca centrale europea modifica le strategie finanziarie, nel segno di una espansione economica. L’obiettivo dell’organismo europeo resterà il mantenimento della stabilità dei prezzi nell’Area Euro, come espressamente previsto dal proprio regolamento. La modalità adoperata sarà, tuttavia, diversa: mentre finora mirava a mantenere un livello di inflazione inferiore al 2% nel medio termine, d’ora in poi il suo obiettivo di medio periodo costituirà il raggiungimento o, a seconda delle congiunture economiche internazionali, il superamento di tale punto percentuale. La banca si impegnerà a mantenere «simmetricamente» la soglia critica, evitando una riduzione al di sotto di questo livello. Le ricette varate da Mario Draghi, “whatever it takes”, segnano un cambio di passo delle istituzioni europee. La direttrice della banca, Christine Lagarde, prosegue l’opera dell’illustre precessore e silenzia i falchi tedeschi. L’austerità richiesta dai tecnici teutonici ha registrato una sonora sconfitta, imposta dalla storia. Il nuovo corso finanziario europeo si mostra particolarmente permissivo verso la crescita dei prezzi, in quanto potrebbe portare a periodi transitori di inflazione più alta del 2 per cento, cioè a periodi in cui i prezzi potrebbero aumentare ogni mese rispetto a un anno prima. La leva della politica monetaria è pronta a spostarsi verso politiche espansive, nonostante gli avvertimenti dei ministri dell’economia del Nord Europa. Una crescita esponenziale del prezzo dei prodotti determinerebbe la riduzione del potere d’acquisto. La dottrina si scontra con la realtà. Ancora una volta, il redivivo Keynes batte Smith e l’idea di mercato totalmente concorrenziale.

Come ipotizzato da Bloomberg, azienda operativa nel settore dei servizi finanziari, «questa strategia potrebbe protrarre la politica monetaria espansiva correntemente messa in atto dalla BCE, che prevede un tasso d’interesse base – cioè il tasso al quale la banca centrale presta soldi alle altre banche – dello zero per cento e programmi di acquisto di titoli con cui la BCE continua a immettere moneta nell’economia europea per supportarla dal 2014, ai quali nel 2020 si è aggiunto il Programma di acquisto per l’emergenza pandemica (PEPP) da 750 miliardi di euro». L’inflazione, infatti, dovrà essere costantemente monitorata. Un aumento dell’emissione di moneta, come osservato nell’ultimo decennio, non genera automaticamente un incremento del valore dei prodotti, in quanto le persone, nell’incertezza, tendono ad accumulare liquidità invece di spenderla o investirla. Il monitoraggio supplementare consisterà nell’evitare gli effetti nefasti di una “trappola della liquidità”, qualora il denaro posto in circolo non sia sufficientemente assorbito dal sistema economico. In ogni caso, una scelta simile fu approvata dalla Federal Reserve degli Stati Uniti. Eppure, è possibile notare una distinzione: mentre la FED mirerà a compensare periodi di minore e maggiore inflazione con l’obiettivo di raggiungere la media del 2 per cento sul lungo periodo, la BCE preferisce rialzare le aspettative sul potere d’acquisto. Questo obiettivo potrà condurre l’istituzione economica dell’Unione Europea a rispondere in maniera “particolarmente forte o persistente” in caso di shock economici negativi.

Il piano europeo, diversamente dagli americani, introduce un’ulteriore novità: l’impegno a incorporare considerazioni riguardanti il cambiamento climatico nelle proprie decisioni di politica monetaria. L’organismo finanziario di Francoforte ha riconosciuto che il cambiamento climatico assume ripercussioni significative sulla stabilità dei prezzi: basti pensare alla siccità che ha colpito il Brasile pochi mesi fa, determinando l’incremento dei prezzi delle granaglie. La BCE si è, quindi, impegnata ad aumentare le risorse dedicate alla formulazione di modelli macroeconomici che le consentano di controllare fattori eterogenei nella formulazione delle proprie decisioni in materia di politica monetaria. I manuali di economia sono riposti al buio degli archivi. La quotidianità boccia i trattati accademici.

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