Autunno caldo per il Regno Unito.

Contagi alle stelle e crisi nel sistema di approvvigionamento con il rischio della paralisi commerciale del paese, Boris Johnson chiamato a trovare una soluzione.

Un autunno senza alcun dubbio problematico per il Regno Unito dove gli effetti combinati della ripresa dei contagi Covid-19 e le difficoltà post Brexit stanno creando non pochi problemi al paese. Il governo del Tory Boris Johnson ha, così, il suo bel da fare, chiamato a dare risposte immediate e esaustive sia per risolvere, da un lato,  il riacutizzarsi dell’emergenza sanitaria e sia  la penuria di mano d’opera interna che sta mettendo in ginocchio molti settori della distribuzione commerciale del paese. Fenomeno quest’ultimo direttamente ricollegabile al quadro degli effetti della Brexit che nell’ultimo periodo ha visto migliaia di lavoratori abbandonare l’isola in virtù dell’avvenuta separazione dall’Unione Europea e delle  politiche immigratorie adottate dallo stesso governo Johnson.

 

Covid-19: impennata dei contagi negli ultimi giorni.

Fin troppo evidente che il ritmo giornaliero dei contagi, circa 50.000 al giorno, riesca a suscitare moltissime  preoccupazioni soprattutto sotto il profilo della tenuta delle strutture sanitarie. La pressione sulla rete  ospedaliera, infatti,  è in sensibile crescita, in questi ultimi giorni,  creando problemi sempre più evidenti nell’accesso agli ospedali di un numero in continua crescita di contagiati. Le ragioni di questa impennata  sono essenzialmente due: l’eliminazione, avvenuta lo scorso 19 luglio di tutte le misure di contenimento del virus e la progressiva perdita di efficacia dei vaccini. La combinazione degli effetti di questi due elementi hanno fatto sì  che ad una maggiore circolazione del virus si accompagnasse una risposta più blanda in termini di protezione del vaccino. Il Regno Unito ha infatti iniziato già sul finire del 2020, in maniera massiccia, la campagna vaccinale e quindi gran parte della popolazione si trova, oggi come oggi,  ad essere meno protetta  dal virus per effetto della progressiva e  scientificamente provata riduzione nel tempo della protezione dei vaccini.

La situazione pur non essendo arrivata alla gravità dello scorso fine 2020 desta preoccupazione perché qualora dovesse alzarsi l’età dei contagiati, ora sono soprattutto della fascia di età compresa tra i 35 e i 55 anni, le necessità di ricovero e assistenza ospedaliera rischierebbero di mandare in tilt l’intero sistema sanitario.

 

Sistema di approvvigionamento in tilt.

 

Secondo fronte caldo è quello relativo alla carenza di manodopera che sta letteralmente paralizzando la distribuzione commerciale di molti prodotti. Addirittura c’è chi parla di un Natale a rischio, con attività commerciali che con ogni probabilità non riusciranno a fronteggiare il picco delle richieste tipico del periodo natalizio. Qualora dovesse concretizzarsi un’eventualità di questo tipo ad essere a rischio non è solo il Natale degli inglesi ma anche la stessa tenuta economica  di moltissime  attività commerciali.Il fenomeno è determinato in prevalenza dalla mancanza di circa 100.000 unità lavorative nella categoria degli autotrasportatori. Carenza che ha determinato una vera e propria paralisi nel sistema di smistamento delle merci, con la congestione dei porti e la consequenziale difficoltà di garantire le normali procedure di approvvigionamento. Ad oggi la risposta del governo Johnson, incentrata su un numero limitato di lavoratori temporanei a cui viene fornito un permesso provvisorio di soggiorno, non è  sembrata adeguata alla gravità della situazione e comunque è apparsa  del tutto incapace di rappresentare la soluzione al problema. La carenza di manodopera non crea problematiche solo al settore degli approvvigionamenti, un altro settore particolarmente in affanno è infatti anche quello agroalimentare, dove ancora una volta è la mancanza di lavoratori specializzati, che si stimano in numero inferiore del 20% rispetto a prima della pandemia, a determinare i disagi di questo periodo. Anche in questo caso la  risposta Johnson  è apparsa inadeguata e comunque non in grado di soddisfare le richieste dell’intero settore.

Nel frattempo il colosso Amazon per ovviare ai sicuri disagi del periodo natalizio promette stipendi mai visti per la categoria degli autotrasportatori, si parla infatti di ben 3000 sterline al mese.

 

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