Autunno caldo per il Governo Draghi.

I tempi sono stretti e bisogna mettere mano alle riforme per rispettare gli impegni assunti a livello europeo.

Molto di più di un autunno caldo è quello attende il governo impegnato a dar corpo ad una serie di riforme sostanziali in tempi record.  Un autunno che può essere definito  esplosivo se si considera la natura delle problematiche che andranno affrontare obbligatoriamente entro il finire del 2021. Termini perentori che derivano dagli impegni assunti a livello europeo e al cui rispetto sono vincolate le risorse che l’Unione Europea ha previsto come sostegno alla ripresa economica post-Covid 19.

Inutile dire, al riguardo, che gli occhi degli Stati europei, specie dei cosiddetti Stati frugali, contrari dalla prima ora al Recovery, sono ben vigili sul nostro paese, mentre a fine anno sono previste le pagelle sul comportamento degli Stati membri in relazione agli impegni assunti.

Perché tutto possa funzionare, quindi,  e il sistema di aiuti europei possa far arrivare nelle casse del nostro paese le risorse necessarie, sarà indispensabile che tutti i dicasteri dell’esecutivo rispettino le tempistiche, già delineate da qualche mese in una vera e propria Road map che dovrà in maniera organica disciplinarne l’attività. Si tratta di qualcosa come 63 riforme complessive, riguardanti ogni settore economico e produttivo, di assoluta valenza sociale, di cui più della metà dovranno essere completate entro questi scarsi 4 mesi che ci dividono dalla fine del 2021.

 

La cosiddetta fase 2

Esaurita la fase 1, quella relativa al green pass, non senza qualche apprensione di troppo, con l’obbligatorietà estesa in termini generali  ha inizio, la cosiddetta fase 2, che è la fase delle riforme. Riforme che andranno a toccare punti nevralgici dell’organizzazione dello stato, tradizionalmente divisivi e con evidente implicazioni di natura sociale. Tra le più delicate sicuramente va considerata  la riforma del sistema fiscale, materia esplosiva di per sé,  ma che comunque necessita di una profonda rivisitazione a livello normativo, necessità  rispetto alla quale è impossibile chiudere gli occhi e andare avanti come se nulla fosse. Sembra che a tal proposito il Governo Draghi intenda partire dal tema potenzialmente più esplosivo di tutti: la riforma del catasto.

 

La riforma del catasto

Ad agitare il clima politico di questa settimana saranno sicuramente le decisioni e gli orientamenti che l’esecutivo vorrà adottare in merito al catasto. Materia ostica che un po’ tutte le forza politiche, che si sono alternate alla guida del nostro paese da 40 anni a questa parte, hanno preferito non affrontare considerandolo in tutto e per tutto un vero e proprio tabù. Non è un caso che nulla sia cambiato sul regime catastale dal lontanissimo 1989 e che il sistema sia sopravvissuto per inerzia, immutato fino ai nostri giorni.

La materia è delicatissima,  insidiosa alla stesso tempo,  potenzialmente in grado di avere pesanti ricadute sotto il profilo sociale.

Sappiamo tutti, infatti, come sia assolutamente radicato nella considerazione sociale dell’italiano medio il concetto di casa. Intere generazioni hanno vissuto nel nostro paese avendo come obiettivo principale della loro vita e del loro impegno lavorativo proprio l’acquisto della casa. Qualcosa rispetto al quale nemmeno l’evoluzione di questi ultimi decenni è servito a mitigare, il concetto di casa è e rimane per ogni Italiano un concetto primario imprescindibilmente legato al suo status sociale. Di conseguenza qualsiasi tipo di provvedimento  si intende adottare relativa ad essa viene sempre, ancor prima che se ne sappia qualcosa di più preciso, guardato con sospetto e considerato con ripugnanza.

Sebbene il governo abbia esplicitato l’intenzione di intervenire in maniera light sulla materia, facendo un primo passaggio con la sola determinazione dei principi che dovranno ispirarne la regolamentazione,  non sono pochi quelli che addirittura parlano di una sorta di celata patrimoniale che si nasconderebbe dietro la riforma stessa. Indubbiamente rivedere gli estimi catastali, adeguandoli all’effettivo valore di mercato, potrebbe davvero ingenerare la convinzione che dietro  la riforma trovi spazio l’intenzione di incrementare l’odiosa  tassazione sugli immobili. Il  tutto senza contare che l’adeguamento ai valori di mercato  degli estimi catastali avrebbe come effetto diretto un abnorme innalzamento dell’IMU sulle seconde case e un incremento notevole sotto il profilo dell’ISEE. Risvolti non proprio auspicabili in questo particolare momento storico.

Quello che si preannuncia è una vera e propria battaglia tra le forza politiche, che porterà via tempo e impegno per l’esecutivo, mentre il tutto dovrà compiersi nel breve volgere di pochi mesi.

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