Arrestata a Milano 19enne legata allIsis

Sul telefono trovate chat di propaganda e immagini di massacri e simboli dello Stato Islamico

Oggi a Milano è stata arrestata una 19enne accusata di associazione con finalità di terrorismo. Bellona Tafallari, di origini kosovare è stata portata in carcere questa mattina durante un bliz della polizia che da qualche tempo stava tenendo d’occhio i suoi movimenti, soprattutto sui social. L’indagine della Procura della Repubblica di Milano, era partita per acquisizioni di intelligence per un 21enne, Kujtim Fejzulai, marito dal gennaio scorso con la ragazza, imparentato con un miliziano dell’attacco di Vienna del 2 ottobre 2020 in cui morirono quattro persone. Coordinata dal Capo del pool Antiterrorismo della Procura Alberto Nobili e dal sostituto Leonardo Lesti e svolta dall'Antiterrorismo e dalla Digos di Milano con la collaborazione dell'Ectc di Europol, l’indagine ha portato alla scoperta del collegamento tra la ragazza e un’associazione terroristica dell’Isis  localizzata nel Kosovo, Macedonia del nord e Albania, molto importante perché ponte per l’Europa, chiamata i Leoni dei Balcani. Tafallari viveva in Italia dal 2009 e si è radicalizzata a 16 anni, era arrivata a Milano da pochi mesi ospitata dal fratello, ma ha continuato a tenere i contatti col marito. Tramite l’utilizzo dei social soprattutto Telegram svolgeva attività di propaganda e proselitismo, fornendo aiuti alle donne in difficoltà, consigliando come vestirsi come comportarsi e chi sposare. «Prometteva a una interlocutrice 16enne con cui reciprocamente si appellava come “Leonessa” che le avrebbe trovato come sposo un “Leone”», un militante dei Leoni dei Balcani, «con il quale morire da martire dopo un matrimonio 'bagnato dal sangue dei miscredenti». Si legge nell'ordinanza di custodia cautelare del gip Carlo Ottone De Marchi. Sono inoltre state trovate migliaia di immagini sul cellulare della ragazza tra cui quella di lei ritratta col niqab e con un guanto nero con il simbolo dell'Isis, del massacro nella redazione di Charlie Hebdo e dell’attentatore che il 26 agosto si è fatto esplodere nell’aeroporto di Kabul. «Deteneva e condivideva all'interno del proprio telefono cellulare posto sotto sequestro migliaia di file immagine e video, alcuni dei quali creati dalla agenzia di comunicazioni dello Stato islamico “AI Hayat Media Center”, riportanti oggetti simbolo della medesima organizzazione terroristica quali la bandiera nera con la scritta della testimonianza di fede, scene di combattimenti in teatri militari di guerra, esecuzioni sommarie di infedeli mediante decapitazioni e incendi, scene di attacchi terroristici da parte di mujaheddin appartenenti allo Stato islamico nelle città europee dei quali vengono esaltate le gesta» si legge sull’ordinanza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

....

Raccontiamo nuove storie

Commenta

Top