Andamento demografico lISTAT conferma il calo.

Il nuovo rapporto sullandamento demografico conferma la riduzione numerica della popolazione e sproporzione tra nascite e decessi.

Non lascia dubbi la nota ISTAT sull’andamento demografico confermando l’Italia come un paese in continuo  e costante calo demografico come effetto diretto del saldo negativo sia naturale che migratorio .  Laddove per saldo naturale s’intende la differenza registrata tra nascite e decessi in un determinato periodo e per saldo migratorio la differenza tra il numero di immigrati e quello di emigrati.

A rendere più precisa la rilevazione dell’Istituto di Statistica che utilizza modalità pratiche di ricerca    diverse rispetto al passato, poi, è l’ulteriore conteggio della popolazione abitualmente dimorante sulla base dei segnali di vita amministrativi che conduce ad un aggiustamento statistico in grado di rendere la rilevazione notevolmente più precisa.

 

 

-405,275 individui in un solo anno.

Il segno meno davanti a tutti gli indici demografici conduce dritti al risultato di un calo demografico di 405,275 individui al 31/12/2020, data a cui si riferisce la rilevazione e che in termini percentuali significa una diminuzione dello 0,7% rispetto al 2019. Al dato finale si arriva assommando alle negatività del saldo naturale  e del saldo migratorio l’aggiustamento statistico determinato dai “segnali di vita amministrativi” che pesa nel computo totale un – 42767 unità.

 

Record negativo per il Saldo naturale: solo 407 mila nascite.

L’aumento tipico dei periodi pandemici della mortalità non controbilanciata da un buon numero di nascite è già di per se una delle ragioni in grado di giustificare il saldo negativo della sostituzione naturale della popolazione. Se gli effetti demografici della pandemia possono dirsi  recenti,  il calo delle nascite, invece, nel nostro paese è un fenomeno che affonda le radici nel tempo e che ha fatto dell’Italia il paese dove il  fenomeno è più marcato nell’ambito europeo con una decrescita che in termini percentuali raggiunge la doppia cifra. Evidente che sempre minor nascite significa non solo determinare un calo numerico della popolazione ma anche l’innalzamento della sua età media, altro dato, quest’ultimo, in  continuo e costante incremento. Così nella struttura demografica del nostro paese, in maniera sempre più evidente vengono a  palesarsi anomalie  come quella di contare, ad esempio, 5 anziani per ogni bambino, che impongono una serie di considerazioni sociali e politiche.

Il deficit delle nascite rispetto ai  decessi del 2020 e che dà vita al saldo negativo di 386 mila abitanti in meno rappresenta, nella storia demografica nazionale, il secondo peggior dato che si avvicina a quello del 1918, il record negativo, in buona parte determinato più dai decessi della spagnola che dal calo delle  nascite.

Ultima osservazione a cui inducono i numeri resi noti dall’istituto di statistica è che il deficit delle nascite riguarda esclusivamente la popolazione di cittadinanza italiana mentre il saldo naturale si tiene in positivo per la popolazione straniera.

 

In calo le popolazioni di quasi tutte le regioni.

Il calo demografico pur interessando tutte le regioni colpisce in  prevalenza quelle meridionali e insulari rispetto al resto della penisola. I cali di maggiore entità, per quanto riguarda il meridione d’Italia, sono quelli relativi al Molise con un -2,1%, regione seguita in ordine dalla Calabria con un -1,8%, dalla Campania con -1,6%. e Sardegna -1,3%.

Quello che non cambia, rispetto al 2019, è la distribuzione sul territorio della popolazione risultando confermati i dati  secondo i quali il 46,3% risiede nell’Italia Settentrionale, il 19,8 % nell’Italia centrale e il restante 33,8% nel meridione e nelle isole.

Per quanto riguarda, in particolare, la Campania maglia nera nella classifica del calo demografico spetta alla provincia di Benevento che perde 5.602 abitanti registrando, così, una perdita superiore alla media nazionale con un -2,1% rispetto al 2019, mentre la provincia meno colpita dal fenomeno è quella di Caserta con -1,3%. A livello di città è Napoli che perde la quantità maggiore di residenti registrando un calo del 2,8% pari a più di 26.000 abitanti,  seguita da Salerno che perde 2350 abitanti mentre si difende piuttosto bene Avellino con una perdita di poco superiore alle 500 unità.

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