Afghanistan, gli Usa si ritirano e Mosca avanza

Biden annuncia il ritiro delle truppe americane dal paese. Putin guadagna terreno e lancia la sfida ai talebani.

Gli Stati Uniti cambiano strategia nell’ambito dello scacchiere politico internazionale. La missione in Afghanistan rientra tra le sconfitte militari più deludenti subite dal blasone a stelle e strisce. Joe Biden, nel corso di una conferenza stampa sulla creazione di nuovi posti di lavoro, al fine di ridurre il tasso di disoccupazione nel paese, ha annunciato il ritiro delle truppe americane dal paese asiatico. La fine di agosto segnerà lo scoccare di un lento countdown. L’esercito abbandonerà la grande base aerea di Bagram, nei pressi di Kabul. Le vicende asiatiche non rientrano tra le gioie moderne degli Stati Uniti. La cronaca di un disastro annunciato resterà legata al nome di Biden, poiché l’attuale presidente ha avviato il processo di ritiro militare già deciso dal suo predecessore Donald Trump, dopo vent’anni di una guerra complessa da vincere. L’Afghanistan vive un momento di grave instabilità. L’assenza di un accordo politico ha rafforzato ulteriormente le truppe talebane, che consolidano il proprio dominio e studiano le modalità d’estensione della loro influenza sociale. Il territorio posto sotto il controllo del regime fondamentalista si espande a dismisura. Nei giorni scorsi, secondo fonti dell’intelligenze americana, più di mille soldati dell’esercito nazionale afgano si sono rifugiati nel vicino Tajikistan, mentre altre guarnigioni si sono arrese senza combattere. I talebani sono sul punto di realizzare uno dei grandi insegnamenti dello stratega cinese Sun Tzu: “le vittorie migliori sono quelle ottenute senza combattere, in cui basta la paura”.

 La superpotenza statunitense ha subito l’affronto di uomini che non hanno a disposizione la medesima potenza di fuoco del più grande esercito del mondo. Questa situazione ricorda il Vietnam: trauma nazionale degli anni settanta. In quel caso gli Stati Uniti impiegarono circa un decennio per riprendersi da un conflitto che distrusse un’intera generazione. L’immagine degli elicotteri che decollano in fretta e furia dal tetto dell’ambasciata di Saigon resta un ricordo umiliante. Un sottile filo rosso accomuna Repubblicani e Democratici: l’ex presidente George W. Bush, nel 2003, schierò un enorme contingente nel paese asiatico, Trump comprese la sconfitta ed il progressista Biden ha firmato la resa senza condizioni. Gli Stati Uniti, a causa della crisi economica mondiale, hanno accettato un ruolo da comprimari, accettando l’avanzata cinese. La nazione, un tempo più florida del pianeta ed il suo popolo non tollerano “guerre senza fine” ed il nuovo inquilino della Casa Bianca incarna questo sentimento condiviso.

 La Russia è pronta se necessario a eventuali "sforzi aggiuntivi" per aiutare il Tagikistan a garantire la propria sicurezza al confine con l'Afghanistan: lo ha detto il vice ministro degli Esteri russo Andrei Rudenko, ripreso dall'agenzia Interfax. "Tutto dipenderà da come si svilupperà la situazione nel nord dell'Afghanistan", ha affermato Rudenko. L’occasione è propizia e la potenza guidata da Putin, dopo aver ottenuto il controllo della Siria, puntano alle operazioni di pace in Afghanistan.  Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia, Kirghizistan e Tagikistan fanno parte dell'Organizzazione del trattato per la sicurezza collettiva (Csto), alleanza militare tra   ex repubbliche sovietiche, guidata da Mosca. Secondo fonti russe, il Cremlino sarebbe stato luogo di un incontro politico tra Vladimir Putin e il presidente tagiko Emomali Rahmon. Le parti hanno discusso della complessa situazione sul confine tagiko-afghano provocata dalla escalation del confronto armato in Afghanistan, incluso nella zona di frontiera. Vladimir Putin ha riaffermato la determinazione a fornire tutto il sostegno necessario al Tagikistan, sia a livello bilaterale che nell'ambito della Csto. Se gli Usa vivono una crisi di credibilità internazionale, i russi si pongono come ago della bilancia di un mondo nuovo. Tutto da ricostruire.

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