A 50 anni dalla scomparsa Jim Morrison rimane un mito.

Mezzo secolo non scalfiscono il ricordo e il mito di una delle più tormentate anime del rock.

Ci saranno meno poster e ricordi sempre più lontani  ma per chi ama il Rock, quello vero, è impossibile  non considerare Jim Morrison come uno dei massimi e più geniali interpreti. Lo scorso 3 luglio, sono trascorsi 50 annidalla scomparsa e con un rito che si ripete puntualmente, migliaia di persone, si sono  sentiti in dovere, ancora una volta, nonostante i tantissimi anni trascorsi dalla sua scomparsa, di rendere  il dovuto omaggio, nel cimitero di Père- Lachaise ,dove è sepolto, a una delle figure più controverse della storia della musica. Il rito che si ripresenta immutato negli anni, nonostante il passare dei decenni, dimostra  come la rockstar maledetta sia in grado di sopravvivere al fluire del tempo continuando, attraverso il tormento del suo animo indomabile a incarnare un’ideale mai tramontato di libertà e ribellione avvolti nelle pieghe di una vita dissacratoria ed estrema fatta di eccessi.

 

Jim Morrison: tra mistero e leggenda.

Come tutte le leggende anche quella di Jim Morrison presenta una buona dose di misteri che ne alimentano e ne amplificano il mito giunto fino ai nostri giorni.

La stessa scomparsa avvenuta nella notte tra il 2 e il 3 luglio del 1971 rimane avvolta da un mistero  circa le reali motivazioni del suo decesso, certificata come arresto cardiaco nell’immediatezza del fatto dal medico legale.

Ma  lo stile di vita estremo e  la scena che si presentò agli occhi di chi trovò il cadavere, in una vasca da bagno con rivoli di sangue grondante da una delle narici fanno ragionevolmente ritenere che la motivazione fosse piuttosto legata  ad una overdose di cocaina o eroina, sostanze di cui la rockstar faceva largo e continuo abuso.

Difficile, invece, dar credito alla congettura che vorrebbe Morrison ancora vivo e nascosto da qualche parte del mondo per sfuggire alla luce della ribalta e a tutte le implicazioni del suo successo.

Quello che sembra, invece, certo è l’avvenuta sepoltura il 5 luglio del 1971 alla presenza di 5 testimoni nel cimitero degli artisti di Pere-Lachaise ricoperto da una lapide su cui è incisa una sua frase “liberati da tuo demoni”. Probabilmente qualcosa che nemmeno lui era riuscito a fare per raggiungere quella pace interiore che gli fu estranea in tutti i 27 anni della sua breve e tormentata vita.

 

Jim Morrison: non solo un’anima maledetta e una  vita d eccessi.

Molto del fascino di Jim Morrison che ancora oggi lo fa annoverare tra le figure leggendarie del rock è legato  alla sua vita di eccessi, alla sua fama di trasgressivo incontrollabile, dal suo esibizionismo da palco votato alla degenerazione, con l’effetto di far passare in secondo piano gli aspetti più profondi e significativi della sua creatività artistica.

Un Jim Morrison, amante della lettura, della poesia, della filosofia, sensibile alle composizioni poetiche di  Rimbaud, conoscitore di Nietzsche e Goethe  che rappresentarono, ognuno per qualche aspetto,  una fonte d’ispirazione indelebile non solo del suo rock ma anche delle sue poesie.

Fu proprio questa cultura che riversò nel suo modo di fare musica  e che caratterizzò la produzione artistica dei Doors, lo storico gruppo rock fondato nel 1965 e che diede vita nei 6 album pubblicati a un vero e proprio sconvolgimento del modo di fare rock e di presentarlo al pubblico.

Morrison si fece portavoce e interprete di quel senso di disperata delusione nei confronti della società  che avvolgeva intimamente la sua generazione  e di cui il suo forte ed irriverente grido di ribellione rappresentava un modo di condivisione attraverso il valore liberatorio e allo stesso tempo dissacrante del suo rock.

Un angelo dionisiaco, l’emblema vivente della trasgressione  e di quella regola fondamentale che vuole sempre accumunata alla genialità la sregolatezza.  

 

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