5G? No, grazie!

Sarebbero 72 i Comuni italiani che si sono messi di traverso all’adozione della tecnologia 5G. Il rischio è che venga persa la scommessa fatta dal governo, nell’ambito PNRR, sull’adozione della nuova tecnologia.

Sembra proprio questa la risposta di molti Comuni italiani  alla possibile adozione della tecnologia 5G: un perentorio e secco diniego che non mette in discesa il percorso che condurrà l’Italia all’adozione integrale della nuova tecnologia. A rendere difficoltoso il processo di ammodernamento tecnologico, la serie nutrita di ordinanze comunali che in linea di fatto hanno avuto, al momento, il potere d’interrompere le già avviate installazioni delle antenne indispensabili all’adozione della nuova tecnologia. Quello che appare evidente, fin da adesso, è quindi che con ogni probabilità dovremo assistere ad un’ulteriore  fronte di tensione nel paese questa volta con protagonisti quelli che già vengono definiti i Comuni no 5G.

 

Le dimensioni del dissenso

A voler dare una misura al fenomeno, anche per apprezzare i contorni della battaglia di cui, di qui a poco, assisteremo è bene precisare che sono 72 i Comuni che hanno prodotto ordinanze ostative. Un numero  in aumento se si pensa che secondo riscontri risalenti all’Aprile scorso ne risultavano essere 60. Il dissenso è  quindi in aumento e ciò nonostante il Decreto Semplificazioni emanato dal governo avesse dovuto escludere a monte che ciò accadesse. Per quanto riguarda le regioni che al momento si oppongono al 5G il primato spetta al Veneto con 15 Comuni mentre la Campania, in questa particolare classifica è terza con 9 Comuni. Dove non sono stati i Comuni a prendere l’iniziativa ci hanno pensato, con gli stessi effetti, i comitati locali come accaduto per Genova, Quarto e Perugia.

 

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi.

Al momento i provvedimenti hanno interrotto l’installazione delle nuove antenne nei 72 comuni coinvolti nel fenomeno. Quello che c’è da aspettarsi nei prossimi mesi non è per niente incoraggiante in quanto le possibili strade per venire a capo della situazione sono essenzialmente 2: o i sindaci ritirano le ordinanze spianando la strada alle istallazioni (un sole Comune l’ha fatto) o il tutto dovrà passare per le aule dei tribunali dove una stima dei tempi necessari a dirimere la questione è davvero difficile anche se è lecito aspettarsi che si andrà notevolmente lunghi rispetto alle date inizialmente previste. Basti pensare, a tal proposito, a quanto accaduto, sul punto, per la causa del gestore telefonico francese Iliad con il Comune di Poggiomarino, dove il TAR ha rinviato l’udienza al Marzo del 2022 provocando un ritardo di 6 mesi nel processo di adeguamento tecnologico. Stessa cosa per il Comune di Aradeo dove la prima udienza della causa tra il Comune e Wind Tre è stata programmata per il 9 marzo.

Un ritardo che rischia di provocare danni ingentissimi dal punto di vista economico, basti pensare che già l’iniziale slittamento al luglio 2022, è costato la perdita di 4,3 miliardi di euro mentre la forte scommessa fatta sul  5G e sulle reti a banda ultra larga nel PNRR pari a 6,7 miliardi di Euro rischia, anche in virtù dei Comuni No 5G, di andare persa con danni che è davvero difficile al momento quantificare. La situazione potrebbe anche peggiorare nei prossimi mesi qualora ai 72 Comuni dovessero aggiungersi altri, seguendo il trend degli ultimi mesi,  allora sarà davvero difficile ipotizzare una soluzione non solo soddisfacente ma anche tempestiva. Sarebbe, poi, tutt’altro che inutile farsi qualche domanda sul l perché di questa  silenziosa  rivolta sperando che dietro  questo atteggiamento non ci sia soltanto la correlazione  tra 5G e pandemia, perché sarebbe davvero  poco e soprattutto  poco credibile.

 

 

 

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