22 settembre, equinozio dautunno: tra malinconie e nuovi inizi

Addio estate 2021 e bentornato autunno

«Per questo preferisco di gran lunga l’autunno alla primavera, perché in autunno si guarda il cielo. In primavera la terra.»

Soren Kierkegaard

 

Settembre: mese di arrivi e di partenze, di ritorni e di separazioni temporanee. Le mete estive si svuotano e i porti, le stazioni, gli aeroporti, divengono un ghermito teatro di melodrammatici saluti:   per chi torna, e per chi va via. I biglietti prediletti prevedono corse singole, riportando l’esclusiva scritta di sola andata, cosa che va a sottolineare il repentino distacco verso ciò che è familiare -come il paese di infanzia che gli studenti fuori sede si apprestano a lasciare per il corrente anno accademico- oppure verso quella che è una realtà del tutto estiva, come la particolare località marittima per chi è solito frequentarla ogni stagione. Partire, che sia per tornare a casa o per andare via da questa, comporta sempre lasciare indietro qualcosa, che non si limita ad un posto, ma prevede molto di più. E mancheranno gli affetti, alcuni progetti, pezzi di noi che fanno parte ormai del passato: perché l’estate è quel momento transitorio in cui, sebbene tutto proceda, forse anche in modo freneticamente uguale, le nostre vite sembrano essere messe in pausa; una pausa al cui termine ci si ritrova tutti un po’ diversi, inevitabilmente cresciuti. Fatta di momenti da cogliere, serate interminabili, storie intense quanto fragili, che hanno la caratteristica di durare un momento ma il potere di cambiare una vita. Legami ed esperienze che ci mostrano tanto di noi e ce ne fanno dimenticare altrettanto; sentimenti amplificati per la sola necessità di voler vivere intensamente, spinti dall’illusione di riuscire a creare memorabili ricordi nel cui crogiolarci saremo in grado evadere dal classico tedio che settembre porta con sé. 

 

E così proprio come dicevano i Righeira, anche quest’estate ormai volge al termine: alle 19,21 di oggi mercoledì 22 settembre infatti saremo controvoglia costretti a salutarla. L’equinozio autunnale, come quello primaverile, non cade però ogni anno nel medesimo giorno; quello autunnale in particolare si limita alla terza decade di settembre. Il termine equinozio deriva dal latino, rispettivamente dall’unione di “aequa” e “nox”, che significa “notte uguale”, stando ad indicare la caratteristica di questo momento dell’anno quale l’uguale lunghezza della durata della notte a quella del giorno. Questo avviene quando i raggi del Sole raggiungono la Terra allo Zenit, e cioè cadono sulla linea equatoriale, perpendicolarmente all’asse di rotazione terrestre. 

L’equinozio non si limita a un determinato momento astronomico ma riveste un ambito particolare del folklore di ogni civiltà: nei paesi anglosassoni vige la tradizione pagana dell’ultimo raccolto che prevede la realizzazione di bambole di granoturco, realizzate con spine di grano. In Perù, a Machu Picchu, ci si riunisce per osservare una particolare pietra la cui posizione durante l’equinozio permette di non proiettare alcuna ombra. In Asia orientale viene invece celebrata la nazionale Festa della Luna, a suon di banchetti con mooncake (dolci lunari) e lanterne lanciate in aria o poste ad agghindare ogni angolo delle città. 

 

E pertanto avviene il passaggio dalla stagione estiva a quella autunnale per quello che è l’emisfero boreale. Le giornate si accorciano e la notte sembra giocare sempre troppo d’anticipo, le infradito lasciano il posto agli stivali, i cocktail acquisiscono il sapore bollente della cioccolata calda, mentre anche gli ultimi granelli di sabbia vengono spazzati via dalle folate del vento o da quelle del tempo, che inesorabilmente scorre. Le coperte tornano a coronare i nostri letti, le guance rosse i nostri volti, e gli impegni le nostre agende: la vita riparte da quel cronico stand by estivo in cui sembravamo averla impostata. Ritornano i ritardi, gli anticipi, gli appuntamenti a cui bisogna arrivare in orario, i colloqui, gli esami e le interrogazioni; ritornano le ansie, le prospettive future, le cene in famiglia e i rendiconti personali, i programmi e la pioggia. Ritornano le foglie, il desiderio di evadere e la minaccia della precarietà della vita, ritorna Ungaretti con la sua poesia. 

In Fine dell’estate, i Thegiornalisti apostrofano il ritorno di questo mese scrivendo «…via, via questo settembre, voglio tornare a adorarti là, mentre mordevi il Cornetto…», proponendoci un brano che si presenta come un vero e proprio inno alla malinconia. 

Mentre Gazzelle, in Settembre, arriva alla conclusione che settembre sia un mese perfetto per ricominciare. E allora buon inizio a tutti. 

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