13 giugno: finale di partita

La morte di Alfredo Rampi sconvolge l'intera nazione.

Gli italiani si apprestano a vivere le ultime ore del dramma di Vermicino con trepidante attesa. Il lieto fine è squarciato dall’atmosfera funerea di una tragedia che si consuma in diretta televisiva. Montano le prime proteste della folla contro i vigili del fuoco, mentre i soccorritori annaspano. E’ scoccata la mezzanotte. Angelo Licheri, di professione fattorino, si avvicina al pozzo e chiede di calarsi per salvare Alfredino. Il presidente Pertini lo incoraggia e gli speleologi, calati nel pozzo di servizio, lanciano le ultime raccomandazioni. Tullio Barnabei guida la disperata operazione, offrendo istruzioni preziose per recuperare il bimbo. Angelo riesce ad addentrarsi nel cunicolo a testa in giù. Le pareti si presentano irregolari, restringendosi in alcuni punti. Angelo si graffia, riportando ferite profonde all’altezza dell’anca ma procede. La voce del soccorritore annuncia di essere arrivato nel punto in cui giace inerme Alfredino e le televisioni diffondono quei momenti in diretta nazionale. Angelo ha il fiatone e chiede di essere calato più in fretta. Raggiunto il piccolo, amorevolmente, gli passa una mano sugli occhi per liberarlo dalla melma che lo opprime. L’Italia trattiene il respiro. Alfredino è in posizione fetale, con ginocchia al petto e braccia incastrate nella roccia. Ansima ma è ancora in vita. L’altalena delle emozioni raggiunge la fase culminante, come uno squarcio di luce nel mezzo di un nubifragio.

Licheri effettua i primi tentativi, ma il piccolo scivola a causa del fango sprigionato dalle viscere della terra. L’angelo di Vermicino ha raggiunto un tempo limite: quaranta minuti a testa in giù ma non demorde. Durante l’operazione, il civile avverte uno strano rumore. Nel tentativo di vestire l’imbracatura al bimbo gli provoca la rottura del polso. Alfredo emette un rantolo che resterà scolpito nella memoria dei presenti. La fettuccia che tiene legato il bimbo si spezza. Dopo quarantacinque minuti, sfinito, Angelo chiede di essere riportato sulla terraferma. Prima, però, bacia Alfredino piangendo a dirotto. Il maleficio prosegue. Conclusa la sfortunata prova di Licheri, altri candidati si calano nel pozzo non riuscendo ad avvicinarsi al bambino. Ore 5.00. Donato Caruso è l’ultima speranza. Le notizie sono sconfortanti. Alfredino non comunica con i soccorritori e l’idea di morte pervade l’animo dei presenti. Donato entra nel pozzo con estrema semplicità, ma quando la corda inizia ad esercitare pressione sulle caviglie chiede di essere liberato da quell’inferno. Un timido applauso accoglie il povero Donato, che sarà ricoverato in ospedale. E’ la fine. Alle 7 del mattino, il professor Fava annuncia la notizia del decesso di Alfredino Rampi, avvenuto tra le 3 e le 4 del mattino. Mamma Franca è disperata. Il suo Alfredino ora è un angelo strappato prematuramente alla vita. Il piccolo ha lottato come un leone per sopravvivere, ma ha perso la battaglia più importante. Cala il sipario. L’Italia, dopo la tragedia di Vermicino, affronterà momenti destabilizzanti. La maturità del paese, però, regalerà alla popolazione un corpo destinato a soccorrere i più sfortunati. Il dramma di Alfredo Rampi costituirà il seme che determinerà la nascita della Protezione civile. Dopo quarant'anni, la vicenda di Alfredino commuove gli italiani. La ferità sarà sempre aperta.

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