11 giugno 1981: Un triste presagio

Alfredino è prigioniero del buio. Urla, piange ma la tempra del bimbo è come la corazza di un guerriero.

L’estate del 1981 è torrida e afosa. La nazione canta il famoso brano di Toto Cutugno: “L’italiano”, al vertice della hit parade. Ben presto, la popolazione sarà accomunata da un dramma che sprigionerà i peggiori istinti primordiali. Il drappello di soccorritori è in fermento. La gioia del ritrovamento è avvolta, come una nube intensa, dal pensiero di riportare Alfredino in superficie. I vigili del fuoco, accorsi sul posto, si prodigano nel primo tentativo di liberare il bambino. Verrà calata una corda di canapa ed il piccolo si aggrapperà, ritornando così alla luce. Il tentativo fallisce, stroncando sul nascere le prime speranze. Alfredino è incastrato. La situazione è più grave del previsto. I pompieri elaborano, intanto, una nuova strategia. Una tavoletta in legno, legata ad una fune, viene calata nel pozzo. Se Alfredo riesce ad aggrapparsi, il gioco è fatto. L’intento registra l’ennesimo fallimento, poiché l’oggetto si incastra. La via diretta per salvare Alfredino è bloccata. Intanto, le prime notizie portano sul luogo un inviato del Tg2, Pierluigi Pini. Tra le 3.00 e le 4.00 del mattino, grazie all’appello cui hanno risposto migliaia di italiani, viene calato un microfono nel pozzo e creato un collegamento audio. La voce di Alfredino giunge forte e chiara. L’arrivo degli speleologi del soccorso alpino segna una nuova fase della vicenda. Iniziano le misurazioni del pozzo artesiano.

Le luci dell’alba annunciano un responso infame. Il cunicolo è stretto ed il diametro assume una forma ad imbuto. La mattinata procede tra pianti e richieste del piccolo, mentre il comando delle operazioni viene assunto dal comandante Pastorelli. Le stime annunciano che il piccolo è incastrato a trentasei metri di profondità e, data la presenza della tavoletta che ostruisce il passaggio, bisogna scavare un pozzo parallelo per raggiungere Alfredo Rampi. La trivella inizia a scavare tra le urla disperate del bambino, che non sopporta quel rumore infernale. Il professor Fava, cardiochirurgo, giunge sul posto accompagnato da un’ambulanza, per provare a monitorare i parametri vitali della vittima. Il microfono calato nel pozzo sarà utilizzato per ascoltare voce e battito cardiaco dello sventurato Alfredino. Il piccolo, ospite di quell’orribile budello da ventiquattro ore, chiede quanto tempo occorrerà per tirarlo fuori. Mamma Franca lo rassicura, ma è una lotta contro il tempo. In serata, arriva una notizia drammatica. La trivella non riesce a proseguire, a causa degli strati di roccia dura. Iniziano i tentativi dei civili. Isidoro Mirabella, si offre di scendere nel pozzo per segare la tavoletta. Niente da fare. Nando Broglio, pompiere di quarantadue anni, è il narratore della “favola” di Vermicino. L’uomo parla tutta la notte con Alfredino, mentre la trivella continua a scavare. Intanto, il luogo è meta di curiosi e fantomatici esperti di pozzi artesiani, giunti per salvare un piccolo innocente. Le redazioni inviano operatori e giornalisti per costruire la diretta da Vermicino. Tg1 e Tg2 si contendono la notizia, gareggiando per informare gli italiani circa lo svolgimento della vicenda. Sono trascorse trentadue ore, ma la via crucis di Alfredino Rampi è appena iniziata.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

....

Raccontiamo nuove storie
Com

Commenta

Top