Perché Veronica ha ucciso il figlio Loris Stival?

Un caso di figlicidio che sconvolge e turba l’Italia dal 2014

Veronica Panarello nasce il 1 novembre del 1988, a Caltagirone, in provincia di Catania. Dopo aver passato gran parte della propria infanzia a Savona, in Liguria, ritorna sull’isola che le ha donato i natali, la Sicilia. Cresce in condizioni modeste, all’interno di una famiglia semplice e al contempo apparentemente tranquilla.

E’ infatti quella stessa famiglia a procurarle un trauma che Veronica non sarà mai in grado di processare, dal quale le risulterà impossibile guarire: all’età di 14 anni, infatti, scopre di essere il frutto di un rapporto extraconiugale e occasionale della madre con un altro uomo. Dopo, dunque, essere venuta a conoscenza che la persona che chiama papà, da quando ha memoria, in realtà non è il suo vero padre, Veronica si dà alla ricerca disperata di quest’ultimo, arrivando anche a tentare anche il suicidio; il terzo di una lunga serie ormai iniziata dall’infanzia.

Veronica è una ragazza problematica, vittima di un rapporto difficile e sempre più incrinato con sua madre, scandito da liti frequenti e violente. Infatti, a soli 16 anni, viene cacciata di casa.

Poco tempo prima però Veronica conosce Davide Stival, allora diciottenne, in un bar di Santa Croce Camerina, il giorno del suo compleanno; i due si frequentano per qualche tempo e, una volta che Veronica resta senza un tetto sopra la testa, Davide la invita a vivere a casa dei suoi genitori, dove viene accolta come una figlia.

Dall’unione tra i due nascono due bambini, tra cui il piccolo Loris Andrea Stival, nel 2006, che prende il nome dal pilota Loris Capirossi, idolo di suo papà, e dal nonno paterno Andrea; Veronica non ha neanche 18 anni quando diventa mamma per la prima volta. Loris è un bambino riservato, timido, con un’estrema passione per le arti marziali e per le moto, proprio come il suo papà. E’ da subito costretto a crescere e a dimostrarsi responsabile per soccombere all’assenza del padre, spesso via per il suo lavoro da camionista.

Poco dopo le 15.00 di sabato 29 novembre 2014, a Santa Croce Camerina, viene denunciata la scomparsa di Loris, quando all’uscita di scuola, sua madre Veronica non lo trova. La città e le autorità si mobilitano in fretta, anche suo padre, via per lavoro, si rimette sulla strada di casa.

A 4 km da Santa Croce, un cacciatore, Orazio Fidone, denuncia il ritrovamento del cadavere di un bambino, adagiato sul fondo di un canalone: quel bambino si scopre essere Loris. Le condizioni di ritrovamento lasciano subito pensare che si tratti di un omicidio: Loris viene ritrovato senza slip, coi pantaloni abbassati e con segni evidenti di strangolamento intorno al collo. Il caso acquisisce subito valenza mediatica, e in Italia non si fa che parlare di questo.

La sera del ritrovamento, Veronica Panarello, l’ultima ad aver avuto contatti con Loris, viene reclamata in questura, per ricostruire agli inquirenti la sua giornata: prima afferma di aver accompagnato Loris a scuola e il suo secondo figlio alla materna, poi di essere andata a seguire un corso di cucina. Verso ora di pranzo, racconta, di essere tornata alle elementari per prendere Loris, ma di non averlo visto uscire, venendo di seguito informata che Loris, quella mattina, non si era presentato.

Successivamente però, dalle telecamere, emerge che neanche Veronica si sia mai diretta a scuola. Richiamata in questura, continua a mentire sul percorso svolto quella fatidica mattina del 29 novembre. Gli inquirenti capiscono, pertanto, che Veronica è una potenziale indagata.

Dall’analisi dei fotogrammi, le autorità riescono a ricostruire minuziosamente i tanti spostamenti di Veronica fatti quel giorno, nonostante la donna continuasse a mentire o a non essere chiara al riguardo.

In particolare, una telecamera di un negozio poco istante da casa Stival, mostra Veronica e suo figlio piccolo dirigersi in macchina per la ludoteca, mentre Loris resta a casa. Una volta che anche Veronica torna a casa, vi rimane per soli 40 minuti, fondamentali secondo gli inquirenti a commettere l’omicidio del figlio, e poi si dirige in macchina verso una strada che casualmente conduce a Santa Croce, luogo del ritrovamento del corpo. Dopodiché Veronica frequenta il workshop di cucina, dove infatti la sua presenza viene confermata.

Il gip convalida l’arresto di Veronica.

Dalla perizia psichiatrica a cui è consequenzialmente sottoposta, la Panarello risulta capace di intendere e di volere. Viene condannata a 30 anni di carcere.

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