Operazione mistero: il delitto di Via Monici

Storie di donne vittime di sangue.

Corre l’anno 1958, quando, la mattina dell’11 settembre, la domestica di casa Fenaroli suona il campanello dell’abitazione, situata in Via Monici, più volte, ma invano. Nessuno infatti sembra accorrere ad aprirle. Così Maria Teresa Viti ricerca l’aiuto di un vicino di casa dei Fenaroli che, prontamente, si ritrova nella cucina dell’abitazione. Ma quello che gli si pone davanti è l’ultimo degli scenari che avrebbe potuto immaginare. Dinanzi ai suoi occhi, infatti, giace il corpo senza vita di Maria Martirano, riversa sul pavimento strangolata, nella sua vestaglia floreale.

Maria Martirano sposa Giovanni Fenaroli, geometra e proprietario della ditta Fenarolimpresa, nel 1936, ma ben presto il rapporto fra i due si incrina tanto da portarli a condurre due vite distinte e separate, sotto lo stesso tetto; e da un certo punto in poi, in due città differenti. Lo stesso Fenaroli si trasferisce, infatti, definitivamente a Milano, dove ha sede la sua azienda. Ed è lì che si trova al momento dell’accaduto.

Nell’abitazione di Via Monici, che non presenta alcun segno di effrazione, mancano una somma di denaro e dei gioielli. In un posacenere, sono presenti due diversi tipi di sigarette. Tutto ciò, implica dunque che la vittima conoscesse il suo assassino o che, quantomeno, lo avesse accolto in casa.

Il primo a presenziare nella lista dei sospettati è ovviamente il coniuge della donna, a Milano all’accadere dei fatti. Ciò non tende a escludere i sospetti, fomentati un’assicurazione sulla vita che solo pochi mesi prima i due coniugi avevano stipulato, con premio di 150 milioni a favore di entrambi.

Il colpo di scena arriva però quando, a seguito a un’attenta analisi calligrafa, gli inquirenti riconosco la falsità della firma della moglie. Fenaroli si giustifica sostenendo di aver falsificato la firma a causa della distanza geografica che intercorreva al momento tra i due, uno a Milano, l’altra a Roma.

Tempo dopo, il ragioniere di Fenaroli, afferma di aver origliato una telefonata del geometra, durante la quale quest’ultimo avvertiva la moglie che sarebbe passato un suo uomo di fiducia per ritirare dei documenti. L’uomo è Raoul Ghiani, un giovane elettrotecnico di 27 anni, ben presto arrestato. Per gli inquirenti è infatti lui il colpevole dell’omicidio, esecutore del mandante Fenaroli.

A confermare le accuse sono il ritrovamento dei gioielli della vittima in uno scaffale a Milano, appartenente al Ghiani, e la presenza dell’unico passeggero mai identificato del volo Milano Malpensa -Roma Fiumicino dell’11 settembre, un certo Wolfango Rossi.

L’11 giugno 1961, Giovanni Fenaroli e Raoul Ghiani vengono condannati al carcere a vita.

Giovanni Fenaroli muore in carcere nel 1975.

Anni dopo emerge però una nuova testimonianza, questa volta da Enrico De Grossi, un ex agente dei servizi segreti che, nel tentativo di vendicarsi di un pessimo trattamento ricevuto, sostiene di un’ingiusta condanna ai danni del coniuge Fenaroli. Emerge che quest’ultimo era venuto in possesso di alcuni documenti importanti, per la cui cessione avrebbe ricattato l’ENI, ente nazionale di idrocarburi, col quale sarebbe poi giunto a un accordo, che avrebbe dovuto firmare lo stesso 12 settembre.

La sera dell’11 settembre però, Maria Martirano, al cospetto dei due agenti presentatisi da lei per la riscossione, avrebbe chiesto una cifra ancora più ingente, procurandosi così la morte per mano dei due, riusciti poi a incastrare Ghiani e Fenaroli, rivelatisi quindi del tutto innocenti.

Cala il buio sulla vicenda, e quello di Via Monaci, rimane tuttora un mistero.

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