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I giovani non hanno voglia di lavorare!

Facciamo una brevissima analisi, sarà vero?

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Un buon giornalista deve immergersi nella realtà per comprenderla e per farsene un’idea ben chiara. Così si può finire per fare esperienze disparate per comprendere la realtà.

Ad esempio, fra le esperienze più stravaganti della ricerca della verità, vi è l’ingresso nel mondo dei contratti CO.CO.CO, ossia i contratti di collaborazione all’interno di aziende che offrono servizi diversificati

Fra di essi vi sono i famigerati call center.

Lavorare in un call center è un’esperienza interessante da un punto di vista sociologico.

L’operatore del call, dev’essere una persona dinamica che abbia un minimo di conoscenza del PC (deve saperlo accendere ed accedere ad alcuni programmi) avere capacità teatrali, infatti deve eseguire un copione telefonico di approccio al cliente e non solo, deve anche prevedere e prevenire le domande e le obiezioni che verranno inevitabilmente formulate dall’altra parte del telefono.

Un call center si basa su un gruppo diversificato di persone che per i più svariati motivi si trovano a praticare questo lavoro, alla base vi è la necessità di avere una somma di denaro disponibile.

Fra le capacità di base ci dev’essere un tono emotivo convincente e l’ascolto a proprio vantaggio delle parole altrui.

Nati per diffondere la telefonia, oggi per la maggior parte si occupano di vendita di gestori elettrici. Certo la consapevolezza della volatilità del mercato può generare in chi riceve le telefonate due tipi di risposta, la negazione a prescindere e la creazione di confusione e la nascita dell’idea che l’addetto al call sia il demone che ci infastidisce e ci propone una serie di azioni che a lungo andare si volteranno contro di noi.

Ma come si lavora?

Il lavoro è estremamente alienante, si passano cinque ore davanti una postazione PC, a scorrere nomi su liste che scorrono via via sullo schermo.

In media ogni trenta rifiuti, qualcuno vi lascerà parlare e finito il fatidico turno di cinque h avrete fatto circa duecento telefonate, ricevendo telefono chiusi in faccia, minacce varie, parolacce e maledizioni contro i vostri avi, per un servizio che proponete, dovendo averne consapevolezza e spesso dovendo studiare il prodotto che proponete.

Sui call center si scarica la maggior parte delle frustrazioni quotidiane dei consumatori, non abituati a fare ricerche di mercato e convinti della mala fede dei sedicenti venditori. Ma è vero tutto ciò?

Ecco tenendo conto che il fisso base per questo magnifico lavoro è (quando va bene) 350/400€ mensili, ogni operatore telefonico, ha come scopo unico, quello di poter chiudere almeno un contratto al giorno, almeno. Perché se non si raggiunge un obiettivo minimo, di solito circa venti contratti al mese, si finisce per essere licenziati perché non produttivi. Doti come la precisione, la comunicazione, la serenità, il risolvere problemi sono fondamentali per questa categoria di lavoratori che per tutti sono dei rompi scatole seriali. La frustrazione dei continui rifiuti accompagnati da diversi insulti e minacce, demoralizzano coloro che si avviano alla sala. La pressione per raggiungere gli obiettivi e le gare settimanali per incentivare le vendite rendono tutto il processo lavorativo una continua gara al raggiungimento dei profitti.

I profitti sono gli obiettivi ultimi di ogni giorno, settimana e più i profitti salgono più si è incentivati a fare di più, creando una sorta di dipendenza dalla vendita che via via perde la virginia difficoltà di approccio e rende i call centeristi dei veri e propri mentitori seriali, che vendono anche asili volanti se risultano convincenti. La dinamica diventa vita mia morte tua, il mio guadagno è il tuo patibolo. Questo è un ulteriore motivo per pagare gli operatori 3€/h in pratica 12/15€ die. La paga bassa , in pratica, incentiva l’operatore ad avere fame, talmente tanta fame, da produrre una sorta di diminuzione del senso di responsabilità nei confronti di coloro che dall’altra parte rispondono al telefono. Le frasi che più spesso ho sentito durante la mia inchiesta? Non ti rattristare mica lo conosci? Mica ti vede? Che ti importa.

Ecco che l’operatore di un call center, impara a desensibilizzare la sua umanità pur di ottenere un risultato che però non arricchirà lui ma solo chi presenterà ai diversi gestori sponsorizzati una serie di contratti che mai avrebbero fatto il loro contratto senza la pedina operatore telefonico.

Così fra i più bravi vi sono quelli che hanno stipendi anche decenti con cui avrei paura di fare un discorso serio conoscendo le loro capacità di vendita.

Insomma, pare chiaro che la nascita di così tanti call center e la loro incessante ricerca di personale sia legata alla possibilità di poter arrivare a guadagni anche altri con poche ore di lavoro.

Ma cosa accade se non si cede alla seduzione del guadagno (diciamolo pure) in parte ottenuto con qualche bugia bianca( oh le bugie possono creare diverse difficoltà ad utenti già in difficoltà, ma cosa importa, importante è aver successo) e non si riesce a chiudere almeno un contratto al giorno?

Ecco si ritorna alla ricerca del lavoro, con buste paghe, come quella prodotta qui sotto, avendo cercato in ogni caso di vendersi , in un modo o nell’altro , ma tuttavia senza risultato.

Naturalmente il contratto non è quasi mai firmato subito, anzi spesso la collaborazione finisce prima. Ma fra gente che entra e gente che esce l’asticella degli assunti aumenta agevolando gli imprenditori che con uno sguardo attento, stanno attenti anche alla dinamicità delle loro aziende in modo da poter avere un adeguato numero di contratti di collaborazione e un altrettanto adeguato numero di contratti chiusi.

Forse è questa la liquidità di cui Bauman ci parlava riguardo al cambiamento delle emozioni.

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