Rai, giustizia e ddl Zan: il Governo trema

Draghi chiede una netta accelerazione sulle riforme. L’Italia è ad un bivio.

I dossier sul tavolo del presidente Draghi sono complessi. Lo stallo parlamentare sull’approvazione della legge Zan, relativo alla condanna dell’omotransfobia in tutte le sue forme, preoccupa Palazzo Chigi. Il dibattito in Senato procede senza sosta. Grazie allo scarto di un solo voto il disegno di legge è "salvo" e continua la lunga marcia a Palazzo Madama per la conversione definitiva. Il provvedimento, cardine dei diritti sociali, ha rischiato di perire sotto i colpi degli emendamenti dell’opposizione. 136 voti contro 135, hanno scongiurato la sospensione proposta da FI e Lega e hanno permesso l'avvio della discussione generale. Rischio mal calcolato. La prosecuzione delle trattative arriva dopo la bocciatura delle questioni pregiudiziali circa il decreto, superato con dodici voti di scarto. Vittoria mutilata. I numeri traballano ed è cominciata la conta spulciando i tabulati. La maggioranza è fragile ma sembra esclusa la possibilità di apporre sulla legge un voto di fiducia, almeno per ora. I partiti preferiscono procedere con cautela. L'atmosfera in Senato è sempre più incandescente da quando Italia viva si è smarcata dal "patto" che la teneva legata a Pd, M5s, e Leu che alla Camera ha portato all'approvazione del disegno di legge. I senatori renziani, da giorni, sostengono l'opportunità di una mediazione che significherebbe apportare ulteriori modifiche al testo, proprio quello che chiede anche la Lega.

Il governo spinge per accelerare sulla riforma del processo penale. Il timore, come riferiscono fonti che hanno partecipato alla scrittura del dossier, sarebbe non riuscire a giungere all'approvazione del testo prima che cominci il semestre bianco, cioè il 3 agosto. I lavori parlamentari, secondo il calendario di Montecitorio dovrebbero terminare il 6 agosto, per poi riprendere dopo ferragosto. Come due anni fa, nel pieno di una crisi di governo, non sembra esclusa una convocazione d’urgenza. Questione di dettagli. Il presidente del Consiglio Draghi ha incontrato in poche ore Letta, Tajani e Salvini. Il titolare di Palazzo Chigi ha reso cristallina la necessità di procedere speditamente sulle riforme. L'approdo della riforma del processo penale è previsto per l'Aula di Montecitorio per il 23 luglio. Pd, Lega e FI intendono mantenere il calendario. «Bisogna approvarla entro l'estate», dice Salvini. L’ufficio di presidenza della commissione Giustizia si interroga sul timing ma restano perplessità nella maggioranza sull'eventualità di non sforare sui tempi. L'ostacolo è legato alla posizione del Movimento 5 Stelle, che continua a sbarrare la strada al “Lodo Cartabia”. I grillini, ancora alle prese con i nodi legati allo statuto del movimento, non escludono colpi di scena. L'accordo grazie al lavoro dei sette saggi è quasi ultimato, mancano dettagli legati alla carta dei valori.

L'esecutivo punta a blindare la riforma. La spaccatura dei penta stellati offrirebbe l’unica soluzione possibile: l'astensione in aula, che sancirebbe una riduzione del quorum di maggioranza per l’approvazione della proposta normativa. Il rischio che il voto slitti a settembre resta concreto e l'apertura del semestre bianco preoccupa chi teme che il Movimento 5 Stelle possa sfilarsi dall’area di maggioranza relativa per ritrovare verginità elettorale. Le forze politiche parlamentari dovranno sciogliere il nodo della nomina dei componenti dei nuovi membri del Consiglio della Rai. La Lega ha espressamente chiesto al Pd un passo indietro sul nome di Bria, per lasciare un posto nel Cda a Rossi, figura su cui punta Fratelli d'Italia. Il rischio, secondo fonti parlamentari, è che non si trovi una convergenza sulle indicazioni fornite da Draghi per il presidente dell'azienda di viale Mazzini. Se il centrodestra votasse contro, in Vigilanza non ci sarebbero i numeri. Anche nel centrodestra, sui nomi da proporre, non si è giunti alla quadra. Il convincimento si basa sul pensiero che le trattative partoriranno soluzioni condivise. L’estate politica, rovente, muove i primi passi verso l’approvazione della legge finanziaria.

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