Mondo, Haiti sull’orlo della guerra civile

L’assassinio del presidente Moise ha gettato il paese in una spirale di violenza.

Haiti registra un’escalation di violenza senza precedenti. L’uccisione del presidente Jovenel Moise ha gettato l’isola nel caos. La rabbia della popolazione ha superato i livelli di guardia, mentre l’Onu si interroga sulle azioni da compiere per condurre il paese verso una nuova pacificazione nazionale. Interi quartieri della capitale sono in mano a bande armate che occupano il territorio e dettano la propria legge. La polizia in molti casi è connivente con i ribelli e garantisce loro una pressoché totale impunità. Lo stesso Claude Joseph aveva dichiarato, dopo gli assassini dell’attivista politica Marie Antoinette Duclaire e del giornalista Diego Charles nel quartiere di Christ-Roi, che il governo «condanna con veemenza queste azioni abominevoli e la violenza indiscriminata che seminano disordini e lutto in tutti i settori della popolazione haitiana». I dati forniti dall’Organizzazione internazionale delle migrazioni chiariscono, in modo inequivocabile, l’impatto che la situazione di violenza e instabilità matura sulla popolazione. Il defunto presidente Moise, assassinato da un commando terroristico all’interno della propria abitazione, aveva accusato nel febbraio scorso l’opposizione di ordire un colpo di Stato contro il governo. Il paese ha iniziato, infatti, il 2021 con una frizione politica che aveva fatto maturare una scelta drastica al Capo dello stato. Moise aveva annunciato che avrebbe abbandonato la sua carica. Il suo mandato sarebbe terminato nel 2022. La Corte suprema di giustizia haitiana, coadiuvata dalle forze politiche dell’opposizione, controbatteva che il mandato era invece scaduto proprio nel febbraio 2021. Una situazione di muro contro muro, aggravata dal fatto che il parlamento era stato sciolto nel 2020 e che, durante l’ultimo anno, il presidente aveva governato per decreti.

Il governo, nei mesi precedenti, aveva aperto le porte del carcere per ventitré persone con l’accusa di tradimento. Tra i congiurati figurava anche il giudice della corte suprema Yvickel Dabrézil. La situazione aveva provocato una recrudescenza delle proteste e riportato alla mente del popolo di Haiti il periodo della dittatura della famiglia Duvalier, dal 1964 al 1986. La strategia di Moise consisteva nell’apportare modifiche alla Costituzione. Il processo di riforma era partito dal referendum del 26 settembre 2021, giorno delle elezioni parlamentari boicottate dalla prima carica dello Stato. Una delle modifiche più polemiche della riforma era riferita alla possibilità per il presidente di ricandidarsi per un secondo mandato. Alcuni mandanti ed esecutori dell’assassinio Moise sono stati rintracciati ed arrestati. Secondo la polizia locale, ventisei oppositori del regime haitiano erano colombiani e due haitiani-americani. Otto membri del commando, di nazionalità colombiana, sono ancora ricercati.  Il governo di Bogotà ha fatto sapere che due assassini, posti in stato di fermo, sono membri in pensione dell'esercito del paese. «Oggi l'Interpol ha chiesto ufficialmente informazioni al governo colombiano e alla polizia nazionale sui presunti autori di questo atto. Le informazioni indicano che sono cittadini colombiani, membri in pensione dell'esercito nazionale», ha annunciato il ministro della difesa Diego Molano in un comunicato. 

 Intanto, emergono dettagli agghiaccianti in merito all’agguato. Il magistrato Carl Henry Destin ha dichiarato al Nouvelliste che sul corpo di Moise sono stati trovati dodici fori di proiettile, alla testa, all'addome, al costato e ai fianchi. «L'ufficio e la stanza da letto del presidente sono state messe a soqquadro. Lo abbiamo trovato riverso sulla schiena, con pantaloni blu e maglietta bianca coperta di sangue, la bocca aperta e con un foro nell'occhio sinistro», ha riferito il pm al quotidiano. La figlia del presidente, Jomarlie, è sopravvissuta nascondendosi nella stanza del fratello. Il primo ministro ad interim, Claude Joseph, aveva subito reso noto che il commando era composto da «stranieri che parlavano inglese e spagnolo» e l'ambasciatore di Haiti a Washington, Bocchit Edmond, che di tratta di mercenari «professionisti travestiti da agenti del Dipartimento antidroga degli Stati Uniti. Abbiamo un video e crediamo che questi siano mercenari», ha aggiunto. La situazione è grave e la tutela dei diritti umani resta una chimera.

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