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Corriere del Mattino

Ma il fine giustifica sempre i mezzi?

Il 3 Maggio del 1469 nasceva a Firenze  Niccolò Machiavelli, una delle personalità di maggior spicco del rinascimento italiano. Storico, politico e filosofo nonché scrittore e drammaturgo, a riprova di una genialità poliedrica e di un intelletto acuto e caratterizzato da un’accentuata versatilità.

Ma quello che oggi ricordiamo della sua attività intellettuale è soprattutto i contributi legati alla sfera politica, dove senza dubbio Machiavelli ebbe modo di dare apporti significativi tanto da essere considerato il fondatore della moderna scienza politica e da occupare posizioni di assoluto rilievo nella Firenze dei Medici.  

Il Principe e la massima “il fine giustifica i mezzi” rappresentano senz’altro le cose a cui si ricollegano con maggiore immediatezza il nome del politico fiorentino. Ma proprio sulla massima “il fine giustifica i mezzi”,  per quanto sia quella che maggiormente identifica il politico fiorentino,  vale la pena sottolineare che essa è espressione più dell’utilitarismo politico di chi presumibilmente l’ebbe a pronunciare  piuttosto che di un certo spietato cinismo come principio ispiratore della sua visione politica.

 

Il “fine giustifica i mezzi”?

Innanzitutto partiamo con il dire che in nessuna parte del Principe, la principale delle sue opere politiche, troviamo scritta questa massima, anche se tuttavia alla luce dell’utilitarismo politico che caratterizza la visione politica di Machiavelli in più punti di questo mini trattato risulta comunque desumibile la convinzione secondo la  quale talune finalità sarebbero davvero in grado di legittimare i mezzi posti in campo per raggiungerle.  

Tuttavia portanto quest’affermazione al di fuori del suo contesto naturale si corre il rischio reale di attribuirle un significato pericoloso, finendo per dare una base di legittimazione ad ogni atto per il tramite delle finalità perseguite. Non a caso, ancora oggi, comunemente usiamo definire  determinati atteggiamenti come “machiavellici”, richiamandoci proprio a un certo modo di intendere quella massima, correndo il rischio di giustificare atti, anche contrari all’etica e alla morale e connotati dalla sola spregiudicatezza.  

Viene così  automatico chiedersi fino a che punto non sia da considerarsi una forzatura eccessiva la de- contestualizzazione del concetto per farne un principio di carattere generale.

Innanzitutto, bisogna dire, che nella concezione di Machiavelli, le modalità con cui si perseguono determinate finalità risultano giustificate solo se orientate alla cosidetta ragion di stato. Quindi è la sola ragion di stato quale  sorta di bene superiore e collettivo in grado di legittimare i mezzi utilizzati . Nello stesso Principe, Machiavelli sgombra il campo da ogni dubbio arrivando a definire pazzo “un principe che può fare tutto quello che vuole” ,un simile significativo ancoraggio della legittimazione alla ragion di stato, appare così in grado di sconfessare un’utilizzo generalizzato e senza condizioni della massima.

Quindi bisogna metterci l’animo in pace, il riferimento a una presenta natura machiavellica di un determinato atteggiamento si giustifica attraverso le sue finalità solo nei limiti in cui queste ultime non siano  contrarie  all’etica,  alla morale , alle leggi correnti. Pensare il contrario sarebbe pura follia e un utilizzo generalizzato e indiscriminato  della legittimazione condurrebbe a qualcosa di abuminevole.

In linea di fatto potremo concludere che non ogni finalità è in grado di giustificare i mezzi, ma solo ed esclusivamente quelle orientate o a un interesse collettivo e supremo o quantomeno quelle che non risultino in grado di danneggiare pregiudizievolmente gli altri e le loro legittime finalità.

 

Ronald Abbamonte

area politica

Nato negli Stati Uniti, ma italiano da sempre, svolge attività di consulente nel settore energetico dopo una lunghissima esperienza nel settore commerciale. Negli ultimi anni ha deciso di riservare più spazio a quella che è stata da sempre una fedele e costante compagna di vita: la scrittura. Gli studi di stampo umanistico e la curiosità per tutto ciò che circonda la vita dell’uomo lo spingono a scrivere su tematiche diverse tra loro ma con lo spirito attento di chi guarda le cose per la prima volta.

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